Manuale per non suicidarsi

by Shout

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Nel posto da dove arrivano gli Shout non ci sono “due discoteche” e neanche “centosei farmacie”. Ci sono tanti bar, però. Più bar che chiese. Netta dimostrazione che se la religione è l'oppio dei popoli, l'alcool come droga è comunque preferibile: unico vero collante sociale in cittadine di provincia dove il “bicchierino” rappresenta l'alternativa al nulla. Nel posto da dove arrivano gli Shout capita ancora di trovare chilometri di verde tra una casa e l'altra. E sempre chilometri sono quelli che bisogna percorrere se si ha voglia di parlare con qualcuno, comprare un libro, un disco, andare al cinema. È in questo contesto, nella prima metà degli anni '90, che il gruppo comincia a suonare insieme. Sono solo dei ragazzini, la musica per loro è quella che passa in televisione e nelle poche radio che si prendono nella zona. Ligabue, Vasco, gli 883. Poi succede qualcosa: sugli zaini appaiono le prime citazioni di Jim Morrison. Cobain diventa il faro da seguire. I Red Hot Chili Peppers il gruppo a cui ispirarsi.
Esplode il rock italiano, quello dei Negrita e dei Gang. Gli Shout partono da lì e arrivano ai CCCP.
E agli Afterhours, ai Marlene Kuntz, ai Verdena. In questo percorso cambiano faccia più volte. Assimilano quello che c'è da assimilare e subito se lo lasciano indietro. Cominciano a comprare vinili quando il CD sembra essere l'unico supporto universale. Internet, dalle parti loro, non arriva.
E se arriva è lenta, inutile. Scaricare dischi: impossibile. 
Per cui fanno da soli, tornano indietro. S'innamorano dei Velvet Underground. E poi di Dylan. Di Johnny Cash, di Hank Williams. La psichedelia degli anni '60 e l'indie rock americano di vent'anni dopo. Tutto e il suo contrario. Nel frattempo, suonano. In una casetta in mezzo al nulla, danno sfogo alle loro passioni e fantasie. Buttano fuori tutto quello che hanno assorbito, facendosi da soli le loro regole. Lontani dalle logiche di hype e dalle mode del momento. Mettendo in fila tutte le influenze come ingredienti di pari peso e importanza.
Nella saletta c'è anche un frigo per le bevande (rubato da un bar) e tanti dvd. Tutto fa brodo. Non a caso, “Manuale per non suicidarsi” suona come un microfono in un frullatore dentro una stanza piena di vinili. Il racconto in musica di una crescita. Dell'adolescenza e oltre. Cose da fare in provincia quando non sei – ancora – morto. Bassa fedeltà, citazioni colte, serie z, chicche che “si sentono solo in cuffia”, rumori. Gli Shout sono Strueia, Ettore, Dario e Simone. Un magazziniere, un operaio in una fabbrica di vernici, un cameraman sotto pagato e un idraulico. Questo è il loro primo vero disco. 
“L'entusiasmo è una perdita di tempo”.

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released October 15, 2009

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Track Name: Hallelujah in la minore
Strueia: voce, chitarra
Ettore: basso, cori
Simone: chitarre, cori, noise
Emiliano Colasanti: effetti
Luca Paris: batteria
Luciah: cori
Francesco Zuccaro: sax alto